15 aprile 2012 00:41

L’evoluzione del pesce palla

Il pesce palla una volta era un pesce non palla.
Stava nascosto tra le alghe e le pietre e cercava di scappare dai predatori.
I pesci non palla erano anche abili osservatori, quando trovavano un bel nascondiglio cercavano di capire come facessero le altre specie a non divenire il pranzo dei pesci carnivori.
Ce n’era uno, un po’ sfigato, con gli occhiali, anche deboluccio che sapeva che da un giorno all’altro sarebbe morto perchè non era per niente portato alla fuga. Lui prediligeva il nascondiglio e l’osservazione.
Un giorno questo pesce non palla sfigatello vide un altro pesce non palla ma quasi palla scampare alla morte grazie alla sua mole flaccida ma imponente ed ebbe l’idea di fingersi ciccione.
Provò a mangiare tanto ma non riusciva mai ad ingrassare, la tensione dell’imminente morte bruciava tutte le calorie.
Alla finalmente capì come fare.

Il resto è storia.

19 febbraio 2012 20:25

Criminali

“La cellulite è una malattia”
Certi pubblicitari sono dei criminali

2 febbraio 2012 22:41

Soluzioni a grossi problemi

12 novembre 2011 21:17

Pulizia

Le pulizie è meglio farle in primavera, ma in autunno è meglio di niente.

E’ davvero finita? Lo chiedo a chi lo ha votato e sostenuto per anni.
Avete davvero capito? O arriverà il prossimo e vi farete affascinare da un nuovo spot pubblicitario, da una canzone da un sorriso e da una barzelletta?

In piazza oggi non ci sono bandiere di partito ma il tricolore. Non ci sono i giovani dei centri sociali, ma le signore anziane, gli studenti, le famiglie. Non c’è sangue ma musica e canti.

Forse possiamo fare un bel respiro. Però ragazzi, ricordiamocele queste cose.
Che non si debba tornare in piazza a lanciare le monetine, perchè siamo noi a mettere la gente sbagliata nella posizione in cui debba esserci solo gente seria.

30 ottobre 2011 15:58

Come cambiare il mondo

Succede che mi irrito perchè le persone si fanno abbindolare dai mezzi inutili di protesta.
Vi svelo un segreto, non serve a niente mandare una mail a qualcuno che non ha dei doveri nei vostri confronti. Allora se questo non fosse vero io potrei alzarmi ogni mattina e scrivere a Paolo Crepex che sono offesa dai suoi abbinamenti. Vi pare?

Il punto qual’è? Il punto è che io posso chiedere essendo due cose: un cittadino e un consumatore. Questi ruoli mi danno un piccolissimo potere che unito a quello di migliaia di persone come me ha un valore non trascurabile. Un valore che crea il diritto non solo di chiedere ma di ESIGERE.

Quindi mi trovo a scrivere un po per volta un Vademecum per non fare protesta inutile:

  1. Informati e informa le persone che conosci, non parlare di argomenti di cui non sai tutto, finirai per provare la tesi opposta.
  2. Cambia il tuo consumo, perchè questa è l’arma più potente che hai. Se non ti piace una cosa, perchè è fatta in modo non ecologico o in modo che non rispetta gli animali compra un altro prodotto che rispetta i tuoi principi e fallo sapere al mondo.
  3. Non ti agitare, non inneggiare faccio questo piuttosto che non far niente, accetta le critiche sul tuo modo di protestare, si può fare di meglio sempre.
  4. Non scrivere mail copia incolla inutili, o a destinatari inutili. Direziona il tempo e te tue energie verso azioni utili.
  5. Soprattutto non protestare se non hai cambiato il tuo consumo, è ipocrita e alla fine non serve a niente.
9 ottobre 2011 20:35

La Marcegaglia ha palle cubiche

Stasera Fazio ha intervistato la Marcegaglia, piccole cose che ho notato e relative riflessioni:

  1. Confindustria è più a sinistra della sinistra. Questo perchè il nostro sistema politico è ormai completamente sballato : ci sono questi partiti che sono remake di partiti vecchi, che si sono uniti e separati e poi uniti ad altri.
    In pratica non ci sono più ideologie, e le ideologie servono, non sono solo puttanate. Abbiamo questi gruppi eterogenei di vecchi bacucchi che un giorno si scontrano e il giorno dopo sono nella stessa coalizione. E oltre ad essere vecchi, e non saper guardare avanti, sono anche politici reinventati, gente “scesa in campo” chissà da dove.
    Quindi il lavoro nella politica non funziona come il lavoro nel mondo del lavoro reale, quello in cui viviamo noi, dove devi avere una preparazione per essere assunto e vieni licenziato se lavori male.
  2. Secondo me non a caso Marcegaglia usa e ripete due parole molto chiare: serietà ed equità. Lei non fa politica, non parla di politici, di vicende personali, di polemiche. Però consiglia, invita il governo a fare riforme SERIE ed EQUE. Ripete più volte che in Italia ci sono lavoratori e imprese serie. Chi non è serio? Probabilmente tutti gli altri.

Quando andremo a votare, che sia il 2012 o il 2013, io direi di fare un passo indietro, lasciar perdere le polemiche, il giornalismo, la propaganda. Per cambiare questo sistema dobbiamo votare persone serie, preparate, che ne sappiano a pacchi di storia, legge, amministrazione, economia, non politici improvvisati alla Cetto Qualunque. Dobbiamo scegliere programmi equi, in cui tutti si paghi, ognuno per quello che può, non per tirare a campare ma per la crescita, intesa come innovazione e miglioramento del nostro paese non arricchimento delle solite tasche piene.

In pratica quello che ci serve è tutta roba che al momento non abbiamo!

8 ottobre 2011 19:52

E’ morto Steve Jobs

Se n’è accorto anche Gramellini che dice a Che Tempo Che Fa che, dopo la sua morte, il web ha trasformato Steve Jobs in un santone. Infatti è così, pullulano citazioni, foto e video di quel discorso alla chiusura dell’anno accademico in cui il caro Steve invitava gli studenti a essere affamati e folli.

Cos’è che abbiamo visto noi, ormai non più giovani, in quest’uomo per farne un messia?
Non ha combattuto la rivoluzione, non ha salvato donne e bambini da incendi, non ha costruito pozzi in Africa. A dirla tutta non ha mai regalato niente a nessuno. Non ha nemmeno prodotto software libero. Guarda un po’.
Eppure è l’esempio (per me) di chi ha fatto qualcosa di grande e l’ha fatto partendo dal niente. La cosa insolita è che, almeno per quanto io sappia, ha fatto tutto secondo le regole, cosa che qui, nella nostra figacrazia, non succede molto spesso.

E allora sì, siamo affamati di avere dei punti di riferimento che ci dicano “Puoi fare cose grandi senza invischiarti nella fogna, senza chiedere aiuto alla feccia, ti sporcherai di polvere e sudore ma ce la puoi fare”.
Allora può essere folle pensare che questo tizio, un imprenditore non un nobel per la Pace, possa essere un punto di riferimento o un faro nella nebbia, ma secondo me, vista la situazione, è pur sempre un buon inizio.

3 ottobre 2011 20:52

Piccola guerra – 1. Senz’armi

Corriamo nel bosco. La luce è grigia e appiatisce il paesaggio. Non si capisce se è mattina pomeriggio o sera.
Alberi secchi e senza foglie sono la visione principale, qualche cespuglio e qualche rovo offrono un po’ di protezione. Anche gli animali sembrano aver abbandonato questa terra al confine con la vita.
Emme ci guida con il fazzoletto giallo in testa e qualche ricciolo che sfugge dai bordi. Lei è sempre stata la più coraggiosa e la più avventurosa. Quando corre è veloce come il vento.
Attraversiamo il bosco correndo da un cespuglio all’altro, Enne ha la paura negli occhi, sembra sempre voler piangere, teme di morire e tutte tre sappiamo che può succedere da un momento all’altro. Qualche volta Emme la tiene per mano correndo, e io le seguo impacciata. Sono entrambe molto più agili di me.

Arriviamo vicino alla funicolare, un trabicolo che a me fa molta più paura dei soldati. Emme guarda tra le foglie secche e la via non è libera. Quattro uomini in divisa chiaccherano in piedi sorreggendo ciascuno un fucile. Qualcuno lo tiene alla spalla, qualcuno in mano, come fosse un oggetto qualunque.

- Lo sapevo – dice Emme – dovevamo prendere le armi, li avremmo sorpresi e sarebbe stato molto più facile e sicuro.

Ormai non possiamo tornare indietro, sembra anche che uno dei quattro ci abbia sentite perchè si è girato più volte verso di noi pur non vedendoci.

- Mettiamo via i fazzoletti è l’unico modo, forse non ci controlleranno.

Enne si slega il fazzoletto giallo dal collo e lo infila nelle mutande, io e Emme facciamo lo stesso. Raccogliamo della legna e ci mettiamo a camminare nella radura, verso il trabicolo che ad ogni passo sembra sempre più lontano.
Teniamo gli occhi bassi ma non troppo, io non riesco a non guardare cosa fanno i nostri nemici. Loro non sanno che siamo ribelli ma hanno tutta l’aria di sospettarlo.
Mi accorgo che dalla gonna di Enne spunta un angolo giallo, cerco di raggiungerla e di mettermi tra lei e i soldati per coprirla.

Quello più alto inizia a camminare verso di me, lo vedo con la coda dell’occhio e non posso fare a meno di guardarlo fugacemente. Mi si mette davanti e mi blocca la strada. Mi fissa, sta proprio di fronte a me. Cerco di stare calma ma so che la Lotta in questo momento potrebbe prendersi le nostre vite e spero solo che Emme e Enne siano abbastanza veloci da mettersi in salvo. Per me non c’è speranza.

Alle spalle del soldato le mie compagne continuano a camminare, forse non si sono neanche accorte. Lui improssamente si toglie il cappello, si mette al mio fianco e con la mano sulla schiena mi invita a farmi accompagnare.
Io non so cosa sia successo ma sto sperando con tutto il cuore che non mi faccia del male.

14 settembre 2011 03:45

Bisogna rompere le palle

Quest’epoca fa schifo. E’ scritto su tutti i giornali, ma anche sulle facce della gente per bene.
Sulle facce degli altri invece non ho ancora capito cosa ci sia. Un certo sbeffeggiamento credo, e anche disinteresse.
Indovina un po’ di chi era questo motto: Io me ne frego.

Beh io non me ne frego. Se avessi dei figli vorrei insegnargli che prima di tutto bisogna essere buoni. Non perchè si DEBBA, non per una questione karmica, non per non finire in prigione.
Semplicemente perchè nel mondo c’è bisogno di gente buona. Essere buoni non è facile e non è neanche la via più breve per star bene. Io lo so perchè son buona ed è frustrante, non faticoso ma provoca sofferenza.

Non ho figli e quindi non mi resta che rompere le palle al mio prossimo. Ad esempio a quelli che non spengono la macchina al passaggio a livello chiuso, a quelli che vanno al lago a lanciare i sassi alle anatre, a quelli che vanno al parco e si divertono a spezzare rami degli alberi, a quelli che non fanno la raccolta differenziata.
Qualche volta è un po’ pericoloso rompere le palle. Ci vorrebbe una guardia del corpo, o un distintivo. E non è che dia molta soddisfazione, io a volte mi sento un po’ come la ragazza pazza che cammina di notte davanti a casa mia con la musica nelle cuffie a palla, mentre canta o impreca.
Cioè la gente in fin dei conti si chiede e a volte dice : Chi sei tu per dirmi che non posso fare questo? Beh non sono un cazzo di nessuno, anzi sono una persona proprio come te, solo che io ho almeno una parte del cervello in bolla.

Insomma io non vorrei rompere le palle, perchè non è divertente, anzi è imbarazzante, però ce n’è tanto bisogno.
Fatelo anche voi, almeno non dovrò essere l’unico essere odiato e insultato.

12 luglio 2011 03:43

Rete da pesca

Il web sta diventando un mostro pieno di pulsantini: dì che questo articolo ti piace su facebook, segnala su twitter, seguici con gli rss, seguici su facebook, consigliaci su google, seguici su google plus, e poi altro altro altro.
Intanto volevo avvisare tutti coloro che inventano pulsantini nuovi che gli utenti sono in grado di prendere un link e incollarlo nel loro social preferito. Ok così è più comodo, ma sta diventando un metodo esageratemente insistente.

Sarebbe bello progettare un pulsantino per firefox : abbi pietà di me! Che fa scomparire in un battibaleno tutte queste social richieste che stanno diventando un po’ troppo il punto di riferimento per la diffusione dei contenuti.

E’ il web 3.0? No a me sembra il mercato del pesce.

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