Corriamo nel bosco. La luce è grigia e appiatisce il paesaggio. Non si capisce se è mattina pomeriggio o sera.
Alberi secchi e senza foglie sono la visione principale, qualche cespuglio e qualche rovo offrono un po’ di protezione. Anche gli animali sembrano aver abbandonato questa terra al confine con la vita.
Emme ci guida con il fazzoletto giallo in testa e qualche ricciolo che sfugge dai bordi. Lei è sempre stata la più coraggiosa e la più avventurosa. Quando corre è veloce come il vento.
Attraversiamo il bosco correndo da un cespuglio all’altro, Enne ha la paura negli occhi, sembra sempre voler piangere, teme di morire e tutte tre sappiamo che può succedere da un momento all’altro. Qualche volta Emme la tiene per mano correndo, e io le seguo impacciata. Sono entrambe molto più agili di me.
Arriviamo vicino alla funicolare, un trabicolo che a me fa molta più paura dei soldati. Emme guarda tra le foglie secche e la via non è libera. Quattro uomini in divisa chiaccherano in piedi sorreggendo ciascuno un fucile. Qualcuno lo tiene alla spalla, qualcuno in mano, come fosse un oggetto qualunque.
- Lo sapevo – dice Emme – dovevamo prendere le armi, li avremmo sorpresi e sarebbe stato molto più facile e sicuro.
Ormai non possiamo tornare indietro, sembra anche che uno dei quattro ci abbia sentite perchè si è girato più volte verso di noi pur non vedendoci.
- Mettiamo via i fazzoletti è l’unico modo, forse non ci controlleranno.
Enne si slega il fazzoletto giallo dal collo e lo infila nelle mutande, io e Emme facciamo lo stesso. Raccogliamo della legna e ci mettiamo a camminare nella radura, verso il trabicolo che ad ogni passo sembra sempre più lontano.
Teniamo gli occhi bassi ma non troppo, io non riesco a non guardare cosa fanno i nostri nemici. Loro non sanno che siamo ribelli ma hanno tutta l’aria di sospettarlo.
Mi accorgo che dalla gonna di Enne spunta un angolo giallo, cerco di raggiungerla e di mettermi tra lei e i soldati per coprirla.
Quello più alto inizia a camminare verso di me, lo vedo con la coda dell’occhio e non posso fare a meno di guardarlo fugacemente. Mi si mette davanti e mi blocca la strada. Mi fissa, sta proprio di fronte a me. Cerco di stare calma ma so che la Lotta in questo momento potrebbe prendersi le nostre vite e spero solo che Emme e Enne siano abbastanza veloci da mettersi in salvo. Per me non c’è speranza.
Alle spalle del soldato le mie compagne continuano a camminare, forse non si sono neanche accorte. Lui improssamente si toglie il cappello, si mette al mio fianco e con la mano sulla schiena mi invita a farmi accompagnare.
Io non so cosa sia successo ma sto sperando con tutto il cuore che non mi faccia del male.